Come sentirsi di esistere attraverso tre ingredienti segreti

 

ESSERE AL SERVIZIO: IL CARBURANTE PER SENTIRSI DI ESISTERE

GUARDA IL VIDEO cliccando qui e accedendo al mio canale You Tube e scopri di più: direttamente dall’intervento tenuto al convegno nazionale SIAF Italia.

Caro viandante, come va la vita? Oggi vorrei offrirti con questo video articolo, gli ingredienti segreti per fare di una missione, un successo. Come? Ti chiederai… attraverso la scoperta di tre parole. Partiamo dalla prima.

L’autentico significato della parola servizio

In questa esperienza potrai scoprire:modalità per vivere meglio, come essere promotori di gioia ed evoluzione e l’ingrediente segreto: il focus che fa funzionare tutto il resto.
La parola servizio, è tra le parole più abusate. Nella fitta trama della confusione verbale e non, ha preso nel tempo una connotazione allarmante, pesante, carica di responsabilità e doveri, con strascichi che rasentano modalità dispregiative, umilianti, che ci ancorano mentalmente a sacrificio e fastidio, a servilismo e prostrazione. Nella nostra cultura il termine servo viene associato a offensivo, mortificate. Siamo lontani anni luce da una figura che svolge le sue mansioni con amore, eppure, il servo, non ha compiti diversi da quelli di una mamma. La mamma è l’effige che meglio rappresenta la parola essere al servizio, poiché essa si dedica ai nostri bisogni infantili, e non troviamo in questo nulla di umiliante o mortificante. Essa è una figura saggia che spesso anticipa di gran lunga ciò che potrebbe servire al suo piccolo. Saggia e matrona, amorevole e giusta, a volte severa e ferma, altre soffice e taumaturgica. Tutti noi possiamo facilmente immaginare il servizio, quando si fa soffio fresco sul ginocchio sbucciato, mano calda a massaggiare il pancino dolente o bocca, ad assaggiare la temperatura del piccolo corpo febbricitante del bimbo …
Essere al servizio, per l’appunto! La mamma spesso, nel suo essere al servizio è il punto di riferimento: un faro. Essere al servizio: e se il significato si fosse perduto nella centrifuga metropolitana del presto che è tardi, nella giungla delle bollette da pagare, i soldi da far arrivare a fine mese, esiliando ad eoni di distanza dall’autenticità e potenza della parola servizio? Suono che anticamente doveva connettersi invece alla gioia di potersi sentire amorevolmente utili e produrre abbondanza. La parola servizio ne è colma, traboccante: è la quintessenza della produttività, creatività allo stato puro, benessere e ben stare. Sentirsi attraverso il servizio completi. Interi. Degni di consumare le risorse della terra, perché contribuenti attraverso il nostro operato. Operato che è pura manifestazione dei talenti. Talenti che ci permettono di essere responsabili. Cioè, come vuole l’antico significato della parola responsabile, rispondere delle proprie abilità.

Abbiamo riesumato a questo punto tre parole fino ad ora considerate scomode e pesanti, caro viandante: essere al servizioresponsabilità e contribuente. Ora, come sia possibile che queste paroline possano fare la differenza e rappresentare un vero proprio ingrediente segreto per vivere meglio? Se si riesce a comprendere che il mondo sta cambiando, che i bisogni sono mutati, le necessità, che il mercato si è modificato, che non esiste più il lavoro sicuro o il posto a tempo indeterminato; se si riesce a vedere come si è mossa l’economia e i servizi, se si riesce a cogliere che vi è bisogno, come l’acqua, di una modalità diversa di lavorare, di fare business, di apportare il proprio contributo, capiamo rapidamente come sia importante trovare un modo per meglio mettersi al servizio. La gioia scaturisse proprio dall’essere al servizio, perché ci si sente utili, ci si sente di esistere, di rappresentare una risorsa, di contribuire. Così facendo l’autostima cresce. Tutta la nostra vita, il nostro esistere prende luce e logica, improvvisamente, come quando si prova a collegare uno di quei disegni a puntini da unire, uno ad uno,finché, davanti ai nostri occhi increduli, ne scaturisce il disegno celato. C’è ora da chiedersi: in che modo sto esercitando il mio massimo compito in questo momento, cioè, mettere al servizio alla collettività ciò che mi riesce meglio, ottemperando in questo modo alle responsabilità come essere vivente in primis, e come consumatore di servizi, dopo? Considerando che anche l’aria che respiriamo rappresenta un servizioil nutrimento lo è, l’amore di cui abbiamo tutti bisogno ne è l’emblema.
Ognuno di noi, ora, dovrebbe farsi la grande domanda: come posso essere meglio al servizio? La società ha bisogno di fari, come la mamma, ha necessità di figure di riferimento, come il papà, ha desiderio impellente di mani tese, evitando noiose e ormai obsolete burocrazie per ottenere conforto, aiutando le persone ad accorgersi e smettere di aspettarsi dall’esterno ciò che per primi non offrono.

è donando che si riceve

La società è fatta di persone. Che persona sei? Cosa offri per migliorare la situazione?In queste cose agisce il buon senso, per cui chi prima se ne accorge, viene chiamato a mostrare agli altri come si fa. Mi immagino così un futuro che può chiamarsi tranquillamente oggi, fatto di servizio, di contributo e abbondanza, di responsabilità del singolo che produrrà responsabilità sociale. All’unisono. Filosofie astratte? No! Sostenibile realtà. Perché ognuno di noi, sepolta al di sotto di chili di confusione, ha questa come missione ultima. Perché ognuno di noi possa raggiungere il vero successo: diventare famoso per se stesso. Buon servizio, dunque, viandante.

  • |